LA CONTROCHIESA ANTICRISTICA CONCILIARE (En Italiano)

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LA CONTROCHIESA ANTICRISTICA CONCILIARE (En Italiano)

#1 Message par InHocSignoVinces » dim. 02 juin 2019 12:23

LA CONTROCHIESA ANTICRISTICA CONCILIARE

A cura del Centro Internazionale Sedevacantismo Totale


CAPITOLO 1 - Nuovi riti per la nuova controchiesa anticristica.

“Chi considera ciò, deve pur temere che questa perversione degli animi sia
una specie di assaggio e quasi un anticipo dei mali che sono previsti per la
fine dei tempi; e che “il figlio della perdizione”, di cui parla l’Apostolo, non
calchi già queste terre. Con somma audacia, con tanto furore è ovunque
aggredita la pietà religiosa, sono contestati i dogmi della fede rivelata, si
tenta ostinatamente di sopprimere e cancellare ogni rapporto che intercorre
tra l’uomo e Dio! E invero, con un atteggiamento che secondo lo stesso
Apostolo è proprio dell “Anticristo”, l’uomo, con inaudita temerità, prese il
posto di Dio, elevandosi “al di sopra di tutto ciò che porta il nome di Dio”;
fino al punto che, pur non potendo estinguere completamente in sé la
nozione di Dio, rifiuta tuttavia la Sua maestà, e dedica a se stesso, come un
tempio, questo mondo visibile e si offre all’adorazione degli altri. “Siede nel
tempio di Dio ostentando se stesso come se fosse Dio”.


(San Pio X)


Nel 1974, in Inghilterra, un vescovo anglicano adottò il nuovo rito
dell’antipapa Paolo VI, per tutta la sua diocesi anglicana. E dichiarò: “Questo
nuovo rito è perfettamente conforme alle nostre idee protestanti”.


La proposta di questa nuova liturgia ebbe un seguito nella celebrazione “ad
experimentum”
di una messa secondo il nuovo rito, nella Cappella Sistina,
presenti numerosi prelati. Ma la maggior parte di costoro espresse
fermamente parere sfavorevole. Malgrado ciò l’anno successivo, era il 1968,
questa pseudoriforma liturgica fu comunque approvata e imposta
dall’antipapa Paolo VI, e nel 1969 entrò in vigore. Ne era stato il principale
fautore mons. Annibale Bugnini, massone.


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#2 Message par InHocSignoVinces » lun. 03 juin 2019 17:06

"Ma sono ancora più strane, nello stesso tempo spaventose e rattristanti, l'audacia e la leggerezza di spirito di uomini che si dicono cattolici, che sognano di rifare la società in simili condizioni e di stabilire sulla terra, al di sopra della Chiesa cattolica, "il regno della giustizia e dell'amore", con operai venuti da ogni parte, di tutte le religioni oppure senza religione, con o senza credenze, purché dimentichino quanto li divide, le loro convinzioni religiose e filosofiche, e mettano in comune quanto li unisce, un 'generoso idealismo' e forze morali prese "dove possono". Quando si pensa a tutto quanto è necessario in forze, in scienza, in virtù soprannaturali per istituire la città cristiana, e alle sofferenze di milioni di martiri, e alle illuminazioni dei Padri e dei Dottori della Chiesa, e alla dedizione di tutti gli eroi della carità, e a una potente gerarchia nata dal Cielo, e ai fiumi di grazia divina, e il tutto edificato, collegato, compenetrato dalla Vita e dallo Spirito di Gesù Cristo, la Sapienza di Dio, il Verbo fatto uomo; quando si pensa, diciamo, a tutto questo, si è spaventati nel vedere nuovi apostoli intestardirsi a fare di meglio mettendo in comune un vago idealismo e virtù civiche. Che cosa produrranno? Che cosa sta per uscire da questa collaborazione? Una costruzione puramente verbale e chimerica, in cui si vedranno luccicare alla rinfusa e in una confusione seducente le parole di libertà, di giustizia, di fraternità e di amore, di uguaglianza e di umana esaltazione, il tutto basato su una dignità umana male intesa. Si tratterà di un’agitazione tumultuosa, sterile per il fine proposto e che avvantaggerà gli agitatori delle masse meno utopisti (....).

Temiamo che vi sia ancora di peggio. Il risultato di questa promiscuità nel lavoro, il beneficiario di quest'azione sociale cosmopolitica, può essere soltanto una democrazia che non sarà né cattolica, né protestante, né ebraica; una religione...più universale della Chiesa Cattolica, che riunirà tutti gli uomini divenuti finalmente fratelli e compagni, nel "regno di Dio".- "Non si lavora per la Chiesa: si lavora per l'umanità". E ora, pervasi dalla più viva tristezza, ci domandiamo, Venerabili Fratelli, che cosa è diventato il cattolicesimo del Sillon [movimento eretico francese]. Ahimè! Esso...è stato captato, nel suo corso, dai moderni nemici della Chiesa e d'ora innanzi forma solo un misero affluente del grande movimento di apostasia, organizzato, in tutti i paesi, per l’instaurazione di una chiesa universale, che non avrà né dogmi, né gerarchia, né regole per lo spirito, né freno per le passioni, e che, con il pretesto della libertà e della dignità umana, ristabilirebbe nel mondo, qualora potesse trionfare, il regno legale dell’astuzia e della forza, e l’oppressione dei deboli, di quelli che soffrono e che lavorano".


(Lettera Apostolica di San Pio X agli Arcivescovi e ai Vescovi francesi, ‘Notre charge apostolique’, Roma, 25 agosto 1910).



L’antipapa Paolo VI, dopo avere inaugurato la nascente controchiesa anticristica, al termine dell’invalido ed eretico conciliabolo Vaticano del 1962-65, iniziò, col sostegno della massoneria satanica, a dare nuova dottrina, riti e sacramenti invalidi, per la sua controchiesa. Così ebbe inizio la “riforma liturgica”, cioè la creazione ex novo di riti, sacramenti e liturgie invalide e contrarie allo spirito e alla dottrina della Chiesa Cattolica, tutte imposte al clero ignaro, dell’inganno satanico della controchiesa anticristica.

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#3 Message par InHocSignoVinces » ven. 07 juin 2019 21:38

Il 4 dicembre 1963, l’invalido ed eretico conciliabolo Vaticano emanò la
‘costituzione liturgica’ “Sacrosantum Concilium” (SC), e con essa viene
stabilita la riforma e stravolgimento generale di tutti i riti della Chiesa:
la santa Messa, i sacramenti, il breviario, il calendario ecclesiastico, i
tempi liturgici, fino alla musica e all’arte sacra.
Ovviamente tali atti
furono tutti invalidi, perché secondo le stesse leggi della Chiesa
, i riti e
la liturgia ecclesiastica non possono essere aboliti e creati ex-novo
,
perché si basano sulla Tradizione Apostolica, risalente agli
insegnamenti di Gesù Cristo stesso
. Ma l’antipapa Paolo VI, avendo
creato subdolamente una controchiesa anticristica opposta alla vera
Chiesa Cattolica, diede oltre a nuove dottrine eretiche, anche nuovi riti
e liturgie invalide, nel tentativo anticristico di far cessare con l’inganno,
il Sacrificio Eucaristico quotidiano.


Il 25 gennaio 1964, l’antipapa Paolo VI emanò il motu proprio Sacram
Liturgiam
con cui stabiliva che molte delle novità introdotte dalla
costituzione conciliare, non sarebbero entrate in vigore prima della
preparazione e pubblicazione dei nuovi libri liturgici. Già nel 1964 fu
istituito il Consilium per l'applicazione della costituzione liturgica
(‘Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia’,
composto da ecclesiastici massoni e da sei pastori protestanti), affinché
creasse una nuova invalida liturgia contraria a quella Cattolica
. Da essa
sorse poi la Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei
Sacramenti, il cui segretario, e vero regista della riforma, fu
l’arcivescovo liturgista Annibale Bugnini (massone e quindi
scomunicato
; quando la notizia divenne di dominio pubblico, anni
dopo, l’antipapa Paolo VI fu costretto a sollevarlo da ogni incarico, e
inviarlo come pro-nunzio in Iran) il quale aveva funto pure da
segretario della commissione preparatoria all’invalido ed eretico
conciliabolo Vaticano del 1962-65.

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#4 Message par InHocSignoVinces » dim. 09 juin 2019 11:28

L’invalido “novus ordo Missae”, la nuova invalida e apostatica
‘messa’ della controchiesa anticristica ‘conciliare’.


Il 3 aprile 1969, con la costituzione apostolica “Missale Romanum”,
l’antipapa Paolo VI pubblicò il nuovo invalido ed eretico Messale,
ideato e scritto da massoni e protestanti. In esso, venne eliminato
totalmente l’uso del latino, lingua sacra e ufficiale della vera Chiesa
Cattolica.

L’antipapa Paolo VI osò satanicamente modificare le stesse parole della
consacrazione eucaristica.
Un mutamento molto visibile e non previsto
dalla costituzione Sacrosanctum Concilium, fu la mutata posizione del
sacerdote rivolto con il volto verso i fedeli
("versus populum") e non più
verso oriente
("ad Deum"), secondo la tradizione Cattolica, in cui
celebrante e i fedeli mantengono la stessa direzione.


La diffusione del mutamento della direzione del celebrante ha causato
interventi architettonici in moltissime chiese,
paradossalmente passati
sotto il nome di "adeguamenti liturgici conciliari" nonostante non siano
richiesti in nessun documento dell’invalido ed eretico conciliabolo
Vaticano del 1962-65; essi compresero, tra l'altro, la demolizione o il
rimaneggiamento degli altari antichi, per disporvi la sede del celebrante
e l'altare "versus populum", e lo smantellamento delle balaustre di
fronte all'altare (banchi della comunione), causando spesso gravi danni
al patrimonio storico-architettonico.


La riforma dell’antipapa Paolo VI, ha causato la riduzione dell'utilizzo
della tradizione musicale usata per secoli dalla Chiesa cattolica (il canto
gregoriano e la polifonia sacra)
. In gran parte delle diocesi il repertorio
si è orientato su canti musica folk composti a partire dagli anni settanta
del Novecento, a volte con l'accompagnamento di chitarre, tastiere
elettroniche e piccoli strumenti percussivi.


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#5 Message par InHocSignoVinces » sam. 15 juin 2019 10:01

Opposizioni alla riforma liturgica dell’antipapa Paolo VI.

Fece scalpore il cosiddetto Intervento Ottaviani, ossia il ‘Breve esame critico del Novus Ordo Missae’, scritto da diversi eminenti teologi, fu sottoscritto e inviato all’antipapa Paolo VI, dal cardinale Alfredo Ottaviani (Prefetto del Sant'Uffizio e della Congregazione per la Dottrina della Fede) e dal cardinale Antonio Bacci, il 25 settembre 1969.

Nei confronti della riforma liturgica, e in particolare del Messale promulgato dall’antipapa Paolo VI, numerosi gruppi di autentici Cattolici, hanno espresso ed esprimono tuttora un rifiuto totale, mentre altri, pur non mettendo in discussione la validità sacramentale non le risparmiano critiche di metodo e di merito.

Tra i primi critici, alcuni sostennero che la riforma ha un carattere modernista e quindi eretico, che rimuove il carattere di sacrificio dell'eucaristia. Ciò si evidenzierebbe in particolare dal confronto fra il canone romano (pur nella versione ripresa dalla prima preghiera eucaristica) e la seconda preghiera eucaristica.

Alcuni obiettano che il ‘Novus Ordo’, contraddica la bolla "Quo primum tempore” del papa San Pio V, in cui si vieta, in perpetuo, di apportare modifiche al "Missale Romanum":

Con la presente Nostra Costituzione, da tenersi in perpetuo, … stabiliamo e comandiamo sotto pena della Nostra indignazione che a questo Nostro Messale recentemente pubblicato giammai, in alcun tempo, nulla possa essere aggiunto, sottratto o cambiato (nell'Ordinario della Messa)...“[§ VI]

“Anzi, in virtù dell'Autorità Apostolica, Noi concediamo a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l'indulto perpetuo di poter seguire, nella Messa cantata o recitata, in qualunque chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui avranno piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente, così che non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che abbiamo prescritto, né d'altra parte possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.“ [§ VII]


„...Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma stabili sempre e valide dovranno perseverare in tutto il loro vigore..“.. [§ VIII] „Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento, facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio Onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo“.

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#6 Message par InHocSignoVinces » dim. 16 juin 2019 12:30

CAPITOLO 3

Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae
del Cardinale Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio


“Il Breve Esame è prima di tutto un documento storico di importanza capitale. (...) Questo documento storico, approvato e presentato a Paolo VI dai cardinali Ottaviani e Bacci, fissa per sempre quali furono le ragioni di coloro i quali si opposero, categoricamente e fin dal primo momento, al nuovo Ordo Missæ. Tutto il resto è venuto dopo, tutto il resto è venuto di là: prima di tutto dal contenuto di questo ‘Breve Esame’, in secondo luogo dall’autorità dei due Cardinali. Questo testo è, questo testo rimarrà per la storia, il primo momento del rifiuto cattolico opposto alla nuova messa”.
(Jean Madiran)


(Testo integro)

I



Nell'ottobre del 1967, al Sinodo Episcopale, convocato a Roma, fu chiesto un giudizio sulla celebrazione sperimentale di una cosiddetta «messa normativa», ideata dal Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia.

Tale messa suscitò le piú gravi perplessità tra i presenti al Sinodo, con una forte opposizione (43 non placet), moltissime e sostanziali riserve (62 juxta modum) e 4 astensioni, su 187 votanti. La stampa internazionale di informazione parlò di «rifiuto», da parte del Sinodo, della messa proposta. Quella di tendenze innovatrici ne tacque. E un noto periodico, destinato ai Vescovi ed espressione del loro insegnamento, cosí sintetizzò il nuovo rito:

«[vi] si vuol fare tabula rasa di tutta la teologia della Messa. In sostanza ci si avvicina alla teologia protestante che ha distrutto il sacrificio della Messa».

Nel Novus Ordo Missæ, testé promulgato dalla Costituzione Apostolica Missale romanum, ritroviamo purtroppo, identica nella sua sostanza, la stessa «messa normativa». Né sembra che le Conferenze Episcopali, almeno in quanto tali, siano mai state nel frattempo interpellate al riguardo.

Nella Costituzione Apostolica si afferma che l'antico messale, promulgato da S. Pio V il 19 luglio 1570 ma risalente in gran parte a Gregorio Magno e ad ancor piú remota antichità (1) fu per quattro secoli la norma della celebrazione del Sacrificio per i sacerdoti di rito latino, e, portato in ogni terra, «innumeri præterea sanctissimi viri animorum suorum erga Deum pietatem, haustis ex eo... copiosus aluerunt». E tuttavia questa riforma, che lo pone definitivamente fuori uso, si sarebbe resa necessaria «ex quo tempore latius in christiana plebe increbescere et invalescere coepit sacræ fovendæ liturgiæ studium».

Ci sembra evidente, in questa affermazione, un grave equivoco. Perché il desiderio del popolo, se fu espresso, lo fu quando - soprattutto per merito del grande S. Pio X - esso cominciò a scoprire gli autentici ed eterni tesori della sua liturgia. Il popolo non chiese assolutamente mai, onde meglio comprenderla, una liturgia mutata o mutilata. Chiese di meglio comprendere una liturgia immutabile e che mai avrebbe voluto si mutasse.

Il Messale Romano di San Pio V era religiosamente venerato e carissimo al cuore dei cattolici, sacerdoti e laici. Non si vede in che cosa l'uso di esso, con l'opportuna catechesi, potesse impedire una piú piena partecipazione e una maggiore conoscenza della sacra liturgia e perché, con tanti eccelsi pregi che gli sono riconosciuti, non lo si sia stimato degno di continuare a nutrire la pietà liturgica del popolo cristiano.

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#7 Message par InHocSignoVinces » sam. 22 juin 2019 17:22

Sostanzialmente rifiutata dal Sinodo Episcopale, quella stessa «messa
normativa»
oggi si ripresenta e si impone come Novus Ordo Missæ; il quale
non è stato mai sottoposto al giudizio collegiale delle Conferenze; né è stata
mai voluta dal popolo (e men che meno nelle missioni) una qualsiasi riforma
della Santa Messa.
Non si riesce dunque a comprendere i motivi della nuova
legislazione, che sovverte una tradizione immutata nella Chiesa dal IV-V
secolo, come la stessa Costituzione Missale Romanum riconosce. Non
sussistendo dunque i motivi per appoggiare questa riforma, la riforma stessa
appare priva di un fondamento razionale, che, giustificandola, la renda
accettabile al popolo cattolico.

Il Concilio aveva espresso bensí, con il par. 50 della Costituzione Sacrosanctum
Concilium
, il desiderio che le varie parti della Messa fossero riordinate, «ut
singularum partium propria ratio necnon mutua connexio clarius pateant».

Vedremo subito come l'Ordo testé promulgato risponda a questi auspici, dei
quali possiamo dire non resti, nel risultato, neppure la memoria.
Un esame particolareggiato del Novus Ordo rivela mutamenti di portata tale
da giustificare per esso lo stesso giudizio dato per la «messa normativa».
Quello, come questa, è tale da contentare, in molti punti, i protestanti piú
modernisti.



II

Cominciamo dalla definizione di Messa che si presenta al par. 7, vale a dire
in apertura al secondo capitolo del Novus Ordo: «De structura Missæ».

«Cena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in
unum convenientis, sacerdote præside, ad memoriale Domini celebrandum
(2). Quare de sanctæ ecclesiæ locali congregatione eminenter valet
promissio Christi “Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum
in medio eorum” (Mt. 18, 20)».


La definizione di Messa è dunque limitata a quella di «cena», il che è poi
continuamente ripetuto (n. 8, 48, 55d, 56); tale «cena» è inoltre
caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal compiersi il
memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Giovedí Santo.

Tutto ciò non implica: né la Presenza Reale, né la realtà del Sacrificio, né la
sacramentalità del sacerdote consacrante, né il valore intrinseco del
Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla presenza dell'assemblea (3).
Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della
Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione.
Qui l'omissione
volontaria equivale al loro «superamento», quindi, almeno in pratica, alla
loro negazione (4).


Nella seconda parte dello stesso paragrafo si afferma - aggravando il già
gravissimo equivoco - che vale «eminenter» per questa assemblea la
promessa del Cristo: «Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi
sum in medio eorum» (Mt. 18, 20).
Tale promessa, che riguarda soltanto la
presenza spirituale del Cristo con la sua grazia, viene posta sullo stesso piano
qualitativo, salvo la maggiore intensità, di quello sostanziale e fisico della
presenza sacramentale eucaristica.

Segue immediatamente (n. 8 ) una suddivisione della Messa in liturgia della
parola e liturgia eucaristica, con l'affermazione che nella Messa è preparata la
mensa della parola di Dio come del Corpo di Cristo, affinché i fedeli
«instituantur et reficiantur»: assimilazione paritetica del tutto illegittima
delle due parti della liturgia, quasi tra due segni di eguale valore simbolico,
sulla quale torneremo piú tardi.

Di denominazioni della Messa ve ne sono innumerevoli: tutte accettabili
relativamente, tutte da respingere se usate, come lo sono, separatamente e
in assoluto. Ne citiamo alcune: Actio Christi et populi Dei, Cena dominica
sive Missa, Convivium Paschale, Communis participatio mensæ Domini,
Memoriale Domini, Precatio Eucharistica, Liturgia verbi et liturgia eucharistica, ecc.

Come è fin troppo evidente, l'accento è posto ossessivamente sulla cena e sul
memoriale anziché sulla rinnovazione incruenta del Sacrificio del Calvario.

Anche la formula «Memoriale Passionis et Resurrectionis Domini» è
inesatta, essendo la Messa il memoriale del solo Sacrificio, che è redentivo in
sé stesso, mentre la Resurrezione ne è il frutto conseguente (5). Vedremo
piú avanti con quale coerenza, nella stessa formula consacratoria e in
generale in tutto il Novus Ordo, tali equivoci siano rinnovati e ribaditi.

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Re: LA CONTROCHIESA ANTICRISTICA CONCILIARE (En Italiano)

#8 Message par InHocSignoVinces » sam. 29 juin 2019 18:05

III

E veniamo alle finalità della Messa.

1) Finalità ultima.

È il sacrificio di lode alla Santissima Trinità, secondo l'esplicita dichiarazione
di Cristo nella intenzione primordiale della sua stessa Incarnazione:
«Ingrediens mundum dicit: “Hostiam et oblationem noluisti: corpus autem
aptasti mihi”»
(Ps. XL, 7-9, in: Hebr. 10, 5).
Questa finalità è scomparsa:

- dall'Offertorio, con la preghiera Suscipe, Sancta Trinitas,
- dalla conclusione della Messa con il placeat tibi, Sancta Trinitas,
- e dal Prefazio, che nel ciclo domenicale non sara piú quello della Santissima
Trinità, riservato ora alla sola festa e che quindi sarà pronunziato una sola volta l'anno.

2) Finalità ordinaria.

È il Sacrificio propiziatorio. Anch'essa è deviata, perché anziché mettere
l'accento sulla remissione dei peccati dei vivi e dei morti lo si mette sulla
nutrizione e santificazione dei presenti (n. 54). Certo Cristo istituí il
Sacramento nell'ultima Cena e si pose in stato di vittima per unirci al suo
stato vittimale; questo però precede la manducazione e ha un antecedente e
pieno valore redentivo, applicativo della immolazione cruenta, tanto è vero
che il popolo assistendo alla Messa non è tenuto a comunicarsi
sacramentalmente (6).

3) Finalità immanente.

Qualunque sia la natura del sacrificio è essenziale che sia gradito a Dio e da
lui accettabile ed accettato. Nello stato di peccato originale nessun sacrificio
avrebbe diritto di essere accettabile. Il solo sacrificio che ha diritto di essere
accettato è quello di Cristo. Nel Novus Ordo si snatura l'offerta in una specie
di scambio di doni tra l'uomo e Dio;
l'uomo porta il pane e Dio lo cambia in
«pane di vita»; l'uomo porta il vino e Dio lo cambia in «bevanda spirituale»:
«Benedictus es, Domine, Deus universi, quia de tua largitate accepimus
panem (o: vinum) quem tibi offerimus, fructum terræ (o: vitis) et manuum
hominum, ex quo nobis fiet panis vitæ (o: potus spiritualis)» (7).

Superfluo notare l'assoluta indeterminatezza delle due formule «panis vitæ»
e «potus spiritualis», che possono significare qualunque cosa. Ritroviamo qui
l'identico e capitale equivoco della definizione della Messa: là il Cristo
presente solo spiritualmente tra i suoi; qui pane e vino «spiritualmente» (e
non sostanzialmente) mutati (8 ).

Nella preparazione dell'offerta, un consimile gioco di equivoci è attuato con
la soppressione delle due stupende preghiere. Il «Deus, qui humanæ
substantiæ dignitatem mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti», era un
richiamo all'antica condizione di innocenza dell'uomo e alla sua attuale
condizione di riscattato dal sangue di Cristo: ricapitolazione discreta e rapida
di tutta l'economia del Sacrificio, da Adamo all'attimo presente. La finale
offerta propiziatoria del calice, affinché ascendesse «cum odore suavitatis» al
cospetto della maestà divina, di cui si implorava la clemenza, ribadiva
mirabilmente questa economia. Sopprimendo il continuo riferimento a Dio
della prece eucaristica, non vi è piú distinzione alcuna tra sacrificio divino e
umano.


Eliminando la chiave di volta bisogna costruire delle impalcature;
sopprimendo le finalità reali se ne devono inventare di fittizie. Ed ecco i
gesti che dovrebbero sottolineare l'unione tra sacerdote e fedeli, tra fedeli e
fedeli; ecco la sovrapposizione, che immediatamente crollerà nel ridicolo,
delle offerte per i poveri e per la chiesa all'offerta dell'Ostia da immolare.
L'unicità primordiale di questa verrà del tutto obliterata: la partecipazione
all'immolazione della Vittima diverrà una riunione di filantropi e un
banchetto di beneficenza.


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#9 Message par InHocSignoVinces » jeu. 04 juil. 2019 10:37

IV

Passiamo all'essenza del Sacrificio.

Il mistero della Croce non vi è piú espresso esplicitamente, ma in modo oscuro, velato, impercepibile dal popolo (9). Eccone le ragioni:

1) Il senso dato nel Novus Ordo alla cosiddetta «Prex eucharistica» è: «ut tota congregatio fidelium se cum Christo coniungat in confessione magnalium Dei et in oblatione sacrificii». (n. 54, fine).

Di quale sacrificio si tratta? Chi è l'offerente? Nessuna risposta a questi interrogativi.

La definizione in limine della «Prex eucharistica» è questa: «Nunc centrum et culmen totius celebrationis initium habet, ipsa nempe Prex eucharistica, prex scilicet gratiarum actionis et sanctificationis» (n. 54, pr.).

Gli effetti sono dunque sostituiti alle cause, di cui non si dice una sola parola. La menzione esplicita del fine dell'offerta, che era nel Suscipe, non è sostituita da nulla. Il mutamento di formulazione rivela il mutamento di dottrina.

2) La causa di questa non-esplicitazione del Sacrificio è, né piú né meno, la soppressione del ruolo centrale della Presenza Reale, cosí lampante prima nella liturgia eucaristica. Ve ne è una sola menzione - unica citazione, in nota, dal Concilio di Trento - ed è quella che si riferisce alla Presenza Reale come nutrimento (n. 241, nota 63). Alla Presenza Reale e permanente di Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nelle Specie transustanziate non si allude mai. La stessa parola transustanziazione è totalmente ignorata.

La soppressione della invocazione alla terza Persona della SS.ma Trinità (Veni sanctificator), onde scendesse sopra le oblate come già discese nel grembo della Vergine a compiervi il miracolo della Divina Presenza, si inserisce in questo sistema di tacite negazioni, di degradazioni a catena della Presenza Reale.

L'eliminazione poi:

- delle genuflessioni (non ne restano che tre del sacerdote e una, con eccezioni, del popolo, alla Consacrazione);

- della purificazione delle dita del sacerdote nel calice;

- della preservazione delle stesse dita da ogni contatto profano dopo la Consacrazione;

- della purificazione dei vasi, che può essere non immediata, e non fatta sul corporale;

- della palla a protezione del calice;

- della doratura interna dei vasi sacri;

- della consacrazione dell'altare mobile;

- della pietra sacra e delle reliquie nell'altare mobile e sulla «mensa», quando la celebrazione non avvenga in luogo sacro (la distinzione ci porta diritti alle «cene eucaristiche» in case private);

- delle tre tovaglie d'altare, ridotte a una sola;

- del ringraziamento in ginocchio (sostituito da un grottesco ringraziamento di preti e fedeli seduti, in cui la Comunione in piedi ha il suo aberrante compimento);

- di tutte le antiche prescrizioni nel caso di caduta dell'Ostia consacrata, ridotte a un quasi sarcastico «reverenter accipiatur» (n. 239); tutto ciò non fa che ribadire in modo oltraggioso l'implicito ripudio della fede nel dogma della Presenza Reale.

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Re: LA CONTROCHIESA ANTICRISTICA CONCILIARE (En Italiano)

#10 Message par InHocSignoVinces » lun. 08 juil. 2019 18:22

3) La funzione assegnata all'altare (n. 262).

L'altare è quasi costantemente chiamato mensa (10). «Altare, seu mensa dominica, quæ centrum est totius liturgiæ eucharisticæ» n. 49, (cfr. 262). Si specifica che l'altare deve essere staccato dalle pareti perché vi si possa girare intorno e la celebrazione possa farsi verso il popolo (n. 262); si precisa che esso deve essere il centro della congregazione dei fedeli cosí che l'attenzione si volga spontaneamente ad esso (ibid.).

Ma il confronto fra i nn. 262 e 276 sembra escludere nettamente che il SS.mo Sacramento possa essere conservato su questo altare. Ciò segnerà una dicotomia irreparabile tra la presenza, nel celebrante, del Sommo ed Eterno Sacerdote e quella stessa Presenza realizzata sacramentalmente. Prima esse erano un'unica presenza (11).

Ora si raccomanda di conservare il SS.mo in un luogo appartato, ove possa esplicarsi la devozione privata dei fedeli, quasi si trattasse di una qualsiasi reliquia, sicché entrando in chiesa non sarà piú il Tabernacolo ad attirare immediatamente gli sguardi ma una mensa spoglia e nuda. Si oppone ancora una volta pietà privata a pietà liturgica, si drizza altare contro altare.

Nella raccomandazione insistente di distribuire nella comunione le Specie Consacrate nella stessa Messa, anzi di consacrare un pane di grandi dimensioni (12), cosí che il sacerdote possa dividerlo con una parte almeno dei fedeli, è ribadito lo sprezzante atteggiamento verso il Tabernacolo come verso tutta la pietà eucaristica fuori della Messa: altro strappo violento alla fede nella Presenza Reale sinché durino le Specie consacrate (13).

CONTINUARÁ...

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